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Personaggi illustri

 

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Castelvetro ha dato i natali e ha visto transitare sul suo territorio persone che si sono distinte e meritano di essere ricordate per il loro operato.


Bartolomeo Barani
Nato a Castelvetro il 29 Agosto del 1760 da Domenico e Rosa Ferrari e morto il 18 Novembre 1837, è descritto come uomo "di pietà singolare, di grande ingegno e di studi profondi".
Laureatosi in Medicina e in Filosofia all'Università di Modena, si dedica allo studio delle scienze naturali, fisiche e chimiche ed è nominato preside della Facoltà di Medicina dell'Ateneo modenese.
La sua intera vita è stata consacrata al progresso della scienza, al quale ha contribuito con la pubblicazione di studi interessanti attinenti alle discipline di cui era cultore.


Bartolomeo Cavedoni
Nato a Castelvetro il 12 Luglio 1765 da Ludovico e da Domenica Maria Piccioli, studia all'Università di Modena e diviene avvocato. Durante l'età napoleonica abbandona il foro, dedicandosi anima e corpo alla carriere militare. Al ritorno degli Estensi a Modena, è perseguitato e imprigionato perché sospettato di appartenere alla Carboneria. E' stato un glorioso patriota del Risorgimento italiano.
E' morto a Castelvetro nel 1826.


Venanzio Celestino Cavedoni
(Levizzano, 1795 - Modena, 1865)
Compie i suoi primi studi a Levizzano, suo paese natale, sotto la guida del parroco; viene poi mandato a studiare a Modena, ma, a causa della salute cagionevole, si trasferisce, in seguito, a Vignola. Più tardi, entrato nel Seminario di Modena e vestito l'abito sacerdotale, rivela doti eccezionali e i suoi superiori decidono di mandarlo a perfezionare i suoi studi a Bologna, dove rimane quattro anni, durante i quali ha la possibilità di prepararsi alla ricerca storica, archeologica, epigrafica e numismatica, cui dedicherà tutta la vita. Rientrato a Modena inizia il suo servizio presso la Biblioteca Estense, incarico che manterrà fino alla fine dei suoi giorni.

 

castelvetro1 .jpg Enrico Cialdini
Nato a Castelvetro di Modena nel 1811 studia medicina all'Università di Parma. Prende parte ai moti insurrezionali del 1831, che purtroppo fallirono a causa della dura repressione austriaca. Costretto ad emigrare prima in Francia poi in Portogallo, combatte contro i Carlisti in Spagna col grado di Colonnello. Nel 1848, ritornato in patria, milita con il Gen. Durando e i pontifici a Monte Berico (Vicenza) dove viene ferito. E' poi col corpo di spedizione italiano in Crimea col grado di generale. Nel 1859 è a Palestro e, l'anno successivo, all'assedio d'Ancona poi di Gaeta dove gli viene conferito il titolo di Duca di Gaeta. Negli anni del brigantaggio si distingue per la dura repressione messa in atto. Nel 1866 assume il comando supremo dell'esercito, rendendosi coprotagonista della sconfitta di Custoza. Da questo momento la sua carriera militare ha termine, ma non quella politica. E' deputato e senatore nel 1864 e nel 1869. Si dedica quindi alla carriera diplomatica. Muore a Livorno nel 1892.

 

Giuseppe Ferrari
(1720-1773)
Nato a Castelvetro da famiglia di modeste condizioni, può studiare, come lui stesso ricorda in un suo sonetto, grazie all'aiuto della famiglia Rangoni, di cui, compiuti gli studi, diviene segretario.
Autore di numerose poesie di generi diversi, pubblica, in particolare, sotto lo pseudonimo di Tigrinto Bistonio, "Gli elogi del porco", poema bernesco, che riscuote un notevole successo.


tacchini .jpg Pietro Tacchini
La cui famiglia possedeva una villa di campagna a Castelvetro, nasce a Modena nel 1838. Conseguita la laurea in ingegneria, è inviato a Padova, nell'autunno 1857, a specializzarsi in astronomia per interessamento dell'Astronomo Ducale Giuseppe Bianchi. Nel luglio 1859, allontanatisi gli Estensi da Modena, Bianchi, compromesso con il vecchio regime, lascia la guida dell'Osservatorio e Tacchini viene nominato al suo posto.
Ricopre un prestigioso incarico presso l'Osservatorio di Palermo, dove inizia le prime osservazioni delle macchie e delle protuberanze solari e comincia a mostrare interesse per l'astrofisica. Fonda la "Società degli Spettroscopisti Italiani", l'attuale Società Astronomica Italiana, le cui "Memorie" rappresentano la prima rivista di astrofisica nel mondo, la Società Sismologica Italiana e l'Ufficio Centrale di Meteorologia; collabora alla costruzione degli Osservatori Astronomici di Catania e dell'Etna, del Cimone e di Calcutta; istituisce la prima cattedra italiana di astrofisica.


tasso.jpg Torquato Tasso
Non possiamo non citare Torquato Tasso in una galleria di personaggi illustri, che hanno avuto contatti con Castelvetro. Egli, infatti, è al centro di una delle più interessanti manifestazioni culturali del territorio, "Il Corteo Storico - Dama Vivente", con la quale viene ricordato il soggiorno del grande poeta presso i Rangoni, Signori di Castelvetro.
Torquato Tasso, nato a Sorrento nel 1544, abbandona, insieme al padre, la sua città natale, stabilendosi dapprima a Bergamo, quindi, per continuare i suoi studi, a Padova e, dal novembre del 1562, a Bologna col proposito di terminarvi gli studi.
Tutto procedeva bene, quando si divulgano calunnie anonime che deridevano anche pesantemente parecchi scolari, professori e cittadini.
Si diffondeva anche il sospetto che l'autore fosse proprio il Tasso. Forse questo sospetto sarebbe morto se fra gli scolari derisi non ci fosse stato un certo Giambattista Arese, figlio di un uomo di legge, che fece sì che questa birichinata di studenti, si trasformasse in una disputa degna di essere portata in tribunale.
Una notte, mentre il Tasso era assente, il capo della polizia si reca alla casa dove il giovane alloggiava, con un mandato di cattura, di perquisizione e di sequestro della sua roba. Avvertito, poi, nella stessa notte, dei provvedimenti che erano stati presi contro di lui, il poeta fugge da Bologna nel febbraio del 1564 e s'avvia verso Mantova, dove pensava di unirsi al padre.
Quando giunge a Modena e viene a sapere che il padre era già partito per Roma, lascia anche questa città e si rifugia a Castelvetro, feudo dei suoi amici, i Conti Rangoni, dove si tranquillizza e scrive una lettera a monsignor Cesi, nella quale dichiara la propria innocenza e si lamenta dell'ingiurioso trattamento ricevuto. La causa viene poi sospesa "lasciando la vergogna e il ridicolo a quelli che cercavano la pena e linfamia del Tasso".
Non si sa quanto tempo il Tasso si sia fermato a Castelvetro, forse non molto a lungo. Si sa di certo che da Castelvetro passa a Correggio, ospite di Claudia Rangoni, principessa di quel luogo, donna amante della cultura e dell'arte.
A ricordo di questo soggiorno del grande poeta nel palazzo Rangoni di Castelvetro, sulla sommità della porta di accesso al palazzo medesimo, è stata posta una lapide.


Domenico Vandelli (1691-1714)
Di famiglia levizzanese, studia dapprima presso i Gesuiti poi all'Università di Modena.
L'amicizia con alcuni illustri personaggi modenesi, in particolare, Domenico Corradi e Ludovico Antonio Muratori, stimola il suo interesse per la geografia, la cartografia e lo studio del documento storico.
Nel 1738 è chiamato a ricoprire la cattedra di Matematica all'Università di Modena e diviene poi "matematico ducale" "geografo e antiquario" presso la corte Estense.
Tra il 1739 e il1752 Domenico Vandelli porta a compimento una delle sue opere più note, la strada da Modena a Massa, che valica l'Appennino al passo di S.Pellegrino e che è conosciuta proprio come Via Vandelli.
Durante i lavori di rilevamento necessari per la costruzione di queste strade, come nel corso dei frequenti spostamenti nella pianura emiliana e nella Romagna, acquisisce quelle conoscenze precise di tutto il territorio appartenente alla Casa d'Este, che gli consentiranno di giungere alla redazione della Carta del Ducato Estense, l'opera cartografica che gli ha dato fama.

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Fontana dedicata a Domenico Vandelli
sulla omonima via settecentesca

 

 

 

 

 

 

 

ultima modifica:  30/04/2013
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